L'Italia che nel 1918 esce dalla Grande guerra è un Paese profondamente diverso rispetto a quello che quattro anni prima aveva imbracciato le armi contro il nemico. Se allora sogni, speranze e illusioni avevano permeato la schiera di interventisti e giovani, una volta che le armi avevano taciuto ben poco di tutti quei sentimenti è rimasto. Il Paese è dilaniato al suo interno, la società civile, impoverita, si interroga sulla vittoria e ciò che alla Conferenza di Pace viene concesso all'Italia - formalmente tra i vincitori del conflitto - lascia rammarico, delusione, rabbia. Tra tentazioni bolsceviche e sussulti di una struttura liberale agonizzante, all'alba degli Anni Venti una nuova destra acquista sempre più consenso. Mussolini ne è il leader, il simbolo, il condottiero. Il duce.Questo breve saggio divulgativo ripercorre le tappe salienti dell'ascesa del Fascismo, della sua presa del potere e della progressiva fascistizzazione delle strutture sportive e calcistiche. Tra le intuizioni più rilevanti del fascismo della prima ora, aver compreso meglio e prima di altri l'importanza della "questione sportiva" e di come questa avrebbe potuto diventare strumento di lotta politica e di consenso di quella società che stava diventando di massa. Il fascismo sfrutterà il malcontento del mondo sportivo verso la vecchia politica liberale intessendolo con gli interessi del mondo imprenditoriale. Una delle strategie di presa del potere del fascismo sarà quindi quella di trasformare progressivamente l'assetto economico del Paese assicurandosi l'appoggio degli ambienti imprenditoriali e dei centri finanziari.Se il gioco del football più o meno con le proprie sole forze è uscito dalla nicchia degli esordi per diventare sport prima di tendenza quindi di grande seguito, il mondo industriale e pubblicitario lo ha aiutato ad elevarsi a sport di massa, capace di catalizzare interessi, passioni e pulsioni su scala nazionale. A quel punto un regime famelico di consenso e di controllo farà con il calcio quanto già fatto con lo sport in generale: prenderlo sotto il proprio controllo e brandirlo come strumento non solo di controllo e consenso a livello nazionale, ma anche come mezzo politico di diplomazia internazionale. Il risultato finale di questo processo si sostanzia nell'estate del 1926 con la riforma passata poi alla storia come "Carta di Viareggio".
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