C'era una volta un modo di andare in montagna. Il bastone si intagliava col coltellino svizzero. La cioccolata si spezzava in vetta e si passava di mano in mano, un quadretto a testa. L'acqua si beveva dalle fontane senza farsi domande, e ci si perdeva regolarmente - solo che nessuno lo ammetteva mai: si "faceva un giro diverso". Poi, nel giro di trent'anni, è cambiato tutto. E quasi sempre in meglio: più sicurezza in ferrata, ramponcini da trenta euro, il soccorso che arriva in tre minuti, una montagna finalmente aperta a tutti. Ma a ogni cosa guadagnata ne abbiamo lasciata per strada una più piccola - un sapore, un silenzio, la faccia che si faceva arrivando in un posto che non ci si aspettava. Più su del previsto è una raccolta di trentaquattro racconti brevi - prosa, da leggere - su come sono cambiate le Dolomiti, e su come siamo cambiati noi. Dallo zaino al rifugio, dai sentieri che "si sapevano" ai laghi diventati fotografie, con un'ironia affettuosa che non rimpiange il passato e non condanna il presente: si ride di quanto eravamo ridicoli anche noi. Un avvertimento, per intenderci: non è una guida e non è un libro di fotografie. Niente itinerari, niente mappe, niente liste di attrezzatura. È un testo scritto, fatto di parole e di storie, con qualche piccola illustrazione a corredo. E non è nemmeno un lamento da "si stava meglio quando si stava peggio" è il libro di chi in montagna c'era prima e c'è anche adesso, e non riesce a fare finta di niente da nessuna delle due parti. Per chi ama le Dolomiti. Per chi ci andava da bambino. E per chi, almeno una volta, vorrebbe ancora partire per la malga e ritrovarsi, senza averlo deciso, più su del previsto.
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