No, io non ci sto: Una strada alternativa all'Intelligenza Artificiale

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Questo libro nasce da una frase semplice, quasi ostinata, scritta da chiha passato gran parte della propria vita dentro la tecnologia: No, io nonci sto.Non è il rifiuto di chi non capisce. È il rifiuto di chi ha capitotroppo bene. Chi pronuncia quella frase ha lavorato in prima lineanell'innovazione, ha contribuito a costruire sistemi informatici avanzati, hacreduto a lungo e con convinzione che il progresso tecnologico fosse diper sé la chiave per migliorare la vita delle persone: connessioni piùveloci, informazioni accessibili a tutti, dispositivi sempre piùintelligenti. E molte di quelle innovazioni hanno davvero migliorato laqualità della vita: hanno accorciato distanze, salvato vite, dato voce achi non l'aveva. Sarebbe ingeneroso, e falso, negarlo.Poi qualcosa è cambiato. Non di colpo, non con un evento singolo che sipossa datare su un calendario, ma con la lentezza con cui cambiano lecose importanti: un grado alla volta, finché un giorno ci si accorge cheil paesaggio non è più lo stesso. Un giorno, alzando lo sguardo, chiscrive ha visto volti chini sugli schermi, persone connesse e allo stessotempo isolate, bambini che preferivano il virtuale al reale, conversazioni che si spegnevano appena uno dei due tirava fuori iltelefono. E ha cominciato a chiedersi se stessimo davvero progredendo, o se stessimo soltanto accelerando.La differenza tra le due cose non è sottile. Progredire significa andareverso un fine buono; accelerare significa solo andare più in fretta, senza domandarsi dove. Una civiltà può accelerare verso il proprioimpoverimento con la stessa efficienza con cui un'altra progredisceverso la propria fioritura. La velocità, da sola, non dice nulla sulladirezione. Un'automobile lanciata a duecento all'ora non è miglioredi una che procede a cinquanta: dipende interamente da dove staandando, e se quella direzione è un precipizio, la velocità è anzi ilproblema. Ed è la direzione, non la velocità, la vera posta in gioco diquesto libro.La domanda di fondo è disarmante nella sua semplicità sel'intelligenza la possediamo già, naturalmente, perché dovremmoconsegnarci a un'intelligenza artificiale nata proprio dal sapereumano, costruita sui nostri testi, le nostre opere, il nostro pensieroaccumulato in secoli? E soprattutto: a vantaggio di chi? Chi guadagna, davvero, da questa corsa? Tutti, o pochi? La popolazione, o unapercentuale irrisoria di potenti?


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  • 9798190013009
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