Un viceré. Un figlio. Una fontana che nessuno dei due ha firmato.1715. Carmine Nicolao Caracciolo, Principe di Santo Buono, salpa da Cadice per assumere il governo del Perù. È il primo non spagnolo a ricevere quell'incarico. Porta con sé undici figli e una moglie incinta. A due giorni da Cartagena, Costanza muore di parto.A Lima lo attende un impero che funziona benissimo: registri in ordine, ispezioni regolari, mortalità dichiarata al due per cento. Ci vorranno due anni perché Carmine capisca che i registri sono stati scritti tutti con lo stesso inchiostro in una settimana sola, e che gli uomini presentati alle visite mediche non sono mai scesi in miniera.1726. Muore a San Buono lasciando al figlio decenne un patrimonio, un debito e tre righe dettate a un notaio: ditegli che quel denaro è suo e che deve farne acqua.1762. Giovanni Costanzo Caracciolo - nato in mare presso Cartagena, Commissario delle Acque di Roma, cardinale - assiste all'inaugurazione della Fontana di Trevi. Ha impiegato trentasei anni a mantenere quella promessa, e l'ha mantenuta finendo l'opera di un altro nel punto esatto dove doveva sorgere la sua.Un romanzo storico costruito su documenti reali: le cariche curiali di Giovanni Costanzo, le date del cantiere di Nicola Salvi, il mandato peruviano del 1716-1720, la sottrazione di un terzo del vicereame nel 1717. Nove parti, cento capitoli, e una domanda sola: che cosa resta di un uomo quando la sua opera sopravvive e il suo nome no.L'oro più puro getta sempre l'ombra più lunga.
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