Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura. Dante scriveva questi versi nel 1300, a trentacinque anni, dall'esilio. Sofia li legge settecento anni dopo, di notte, sul pavimento del suo appartamento a Milano, dopo il primo attacco di panico. Li riconosce immediatamente. Sono esattamente dove si trova lei. La Divina Commedia non è un monumento da ammirare: è una mappa. Una mappa delle crisi, delle trasformazioni, dei distacchi e dei ritorni. Un vocabolario per nominare quello che si attraversa quando la vita che si sta vivendo smette di corrispondere a chi si è. Dante l'ha scritta dall'esilio, senza sapere se avrebbe mai rivisto Firenze, perché sentiva il dovere di testimoniare che la selva oscura si può attraversare. Che esiste una via d'uscita, anche quando sembra che non ci sia. >Fughe Filosofiche è una collana di divulgazione filosofica che esplora in profondità un solo tema per volume, intrecciando teatro, testi originali e analisi critica.
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