Gabriel Fauré appartiene a quella rara categoria di compositori la cui arte non descrive il tempo, ma ne rivela la vera natura - il passato che irrompe nel presente, la giovinezza come dimensione ontologica, il ricordo involontario che risale la coscienza. Questo saggio in forma di rapsodia attraversa i quartetti e i quintetti con pianoforte, il Trio op. 120, l'Elegia, la Pavane e Après un Rêve, cercando non l'analisi formale né la biografia, ma il significato di quella vertigine lussureggiante, di quella bellezza che ferisce, di quel moto continuo e al contempo improvviso che Proust e Bergson avrebbero riconosciuto come il volto sonoro del tempo vissuto. Un itinerario per chi ha già sentito qualcosa, ascoltando Fauré, e non sapeva ancora come chiamarlo. Roberto Barreca è musicista, filosofo, psicologo e psicoanalista.
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