La corruzione è generalmente definita come l'uso improprio di una funzione pubblica a fini privati. Tuttavia, nelle società africane questa definizione appare insufficiente poiché si basa su concezioni occidentali fondate su una rigida separazione tra sfera pubblica e sfera privata. Lo studio dimostra che le pratiche qualificate come corruzione si inseriscono spesso in un contesto di pluralismo normativo in cui coesistono norme statali, consuetudinarie, religiose e comunitarie. Alcune pratiche illegali possono quindi essere socialmente legittime quando rispondono a obblighi di solidarietà o di ridistribuzione.La corruzione viene analizzata come un fenomeno sistemico legato alla storia dello Stato postcoloniale, alle logiche clientelari, alla debolezza istituzionale e ai meccanismi informali di regolazione sociale. L'inefficacia delle politiche anticorruzione si spiega con il divario tra la legalità formale delle norme e la loro scarsa legittimità sociale. La ricerca sostiene che una lotta efficace contro la corruzione richieda di superare gli approcci puramente repressivi e di ripensare il diritto a partire dalle realtà sociali africane.
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