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Un breve saggio scritto nel 1875 dal giovane agronomo forlivese Tito Pasqui (1846-1925). L'argomento curioso, esposto con linguaggio del tempo ma accessibile anche ai profani, è, appunto, la coltivazione cappero, pianta che infesta le rocche antiche ma che serve a "rendere più gradite e più sapide le comuni vivande". >Nella sua breve ma intensa trattazione, Tito Pasqui si distingue per l'originalità dello stile e per l'approccio sorprendentemente moderno. Con un linguaggio ricco e vivace, unisce rigore botanico, osservazione agronomica e sensibilità estetica, trasformando un tema tecnico in un racconto quasi letterario. Pasqui non si limita a descrivere la pianta: ne sottolinea il valore economico, l'impatto sul paesaggio e perfino il fascino storico, anticipando un modo di scrivere sull'agricoltura più scientifico, divulgativo e al tempo stesso poetico. La sua attenzione ai dettagli pratici - come la raccolta dei boccioli, l'uso dell'aceto o la coltivazione in vaso - rappresenta una novità significativa rispetto ai testi dell'epoca, spesso generici o privi di applicazioni concrete. In particolare, la presentazione del metodo di coltura in vaso ideato da Vincenzo Scardi evidenzia l'interesse di Pasqui per l'innovazione agronomica e per una coltivazione accessibile anche a chi non dispone di terreni estesi.
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